L’unico interesse degli italiani è imporsi

Molti anni fa, prima che io nascessi, un regista ha girato il film che meglio rappresenta l’Italia di ieri e di oggi e, temo, anche quella di domani.

Dal 2016 ho girato molto in auto e ogni giorno vedo intorno a me le stesse scene in diverse regioni, città e paesi anche di piccola dimensione.

Immettersi in strada dal parcheggio usando l’indicatore di direzione pare rappresentare un’umiliazione; usarlo per cambiare corsia in autostrada dimostra insicurezza : loro fanno ciò che vogliono nel preciso istante in cui lo vogliono, e gli altri facciano il piacere di adattarsi.

Il telefonino? Lo tengono in mano perché il bluetooth – ormai di serie in ogni auto – lo usano agli sfigati che hanno paura della multa e di perdere i punti.

Loro hanno la macchina in leasing, dicono che la guidava un loro dipendente o un nonno anziano così i punti li tolgono ad altri loro e tanto di soldi per pagare le multe ne hanno sempre.

(Ho usato anche io il telefonino in auto con le mani per telefonare (multa a Pistoia, 2010) ma anche – molto peggio – per mandare tweets. Poi ho quasi abbracciato lo spartitraffico tra A14 e A1 verso Ancona e – felice di averla scampata – non lo uso più.

Gli anziani in città guidano l’auto come se fossero al gran premio: suonano con impeto il clacson appena il semaforo diventa verde e sorpassano con la riga doppia continua come se dovessero sempre raggiungere un parente in punto di morte. In autostrada, invece, gli stessi vanno a 100 km/h sulla corsia di sinistra e impiegano 5 minuti tra quando cominciano a cambiare corsia e quando la liberano. In entrambi i casi il loro interesse è fare ciò che desiderano, gli altri si adattino senza rompere troppo.

Oltre agli anziani ci sono tanti altri che – con auto ogni cilindrata – guidano nella corsia di sinistra a 100 km/h perché “la strada è di tutti”, “pago il bollo e quindi mi metto dove mi pare, non c’è nessun divieto”. Il codice dice di occupare la corsia libera più a destra ma figuriamoci se la Polizia fa multe per questo. Risultato, per costoro essere al volante dando fastidio al prossimo è il modo per dare un senso alla propria vita di insoddisfazioni.

Gli ultimi di cui parlerò ora sono quelli che usano l’autostrada come una pista, 160 km/h come minimo sindacale e cominciano a lampeggiare quando sono a 1 km dall’auto che, insolente, sta occupando la loro corsia ma rispetta i limiti di velocità.
Non sono un santo, anche io supero i limiti e tante volte ho fatto velocità da vero imbecille, ma sempre di notte o mattina presto e con la strada vuota. ho la patente dal 1985 e ho percorso oltre 800mila km in auto, in Italia, Europa, Medio Oriente, USA, Australia, SudAfrica e Argentina. In  tutto ho preso due multe per eccesso di velocità, entrambe nel 2014 e entrambe in Toscana, con la mia Škoda Roomster 1200 da 51cv.
Una multa a 54 e una a 59 km/h, entrambe in zona 50 km/h.
Chi capisce le statistiche e considera che ho avuto molte auto, e moto, da oltre 180cv sa bene che sono una “boccia persa” in quanto ad andare forte in auto (e nonostante questo so che la mia Škoda fa i 160 senza problemi).

La cosa che mi fa più incazzare è che poi quando questi individui causano incidenti a volte non muoiono – liberando il pianeta da un idiota pericoloso – ma muoiono altri.
Se muore un loro passeggero possiamo dire che ha avuto la “colpa” di non obbligare il guidatore a farli scendere (io l’ho fatto almeno 4 volte in vita mia, e una di queste volte ho dormito per strada al freddo perché non è passata nessun’altra auto per ore), ma se sono su altri mezzi o a piedi sono solo vittime di un sistema orientato al profitto dove l’omicidio con auto non viene, ingiustamente, come “a mano armata”.

 

La difesa generalizzata di chi in auto ammazza o distrugge comunque la vita un’altra persona è “non lo ha fatto apposta”. Questa è la difesa di chi ha paura che un giorno càpiti a lui/lei e quindi preferisce che le norme non siano abbastanza severe.

Male non fare, paura non avere.

Mi considero molto fortunato perché nessuno al quale voglio bene è mai stato vittima di un incidente grave causato da altri. Io non sarei più a piede libero ma almeno lo stato spenderebbe meno per processi e spese di carcerazione.

Ma quindi non si salva nessuno? Eccome, una minoranza c’è. Sono quelli che di solito  per il quieto vivere, passano il tempo a subire. Sono le persone che hanno interessi e una vita al di fuori dell’abitacolo. Li riconosci perché con auto di tutte le cilindrate rispettano i limiti di velocità, usano gli indicatori di direzione, comprendono che qualcuno può andare piano per cercare un parcheggio. Tra di essi c’è un gruppo speciale: quelli che occupano sempre la prima o la seconda corsia in autostrada quando sono libere. Probabilmente hanno vite molto impegnative o comunque vissute di fretta e quindi prendono il viaggio – quando è possibile – come un’opportunità di rilassarsi tra un impegno e l’altro. Quelli che mi stanno più simpatici sono quelli che – nei weekend quando non circolano gli autotreni – viaggiano sereni a velocità superiore a quelli che si scannano per sorpassare sulla terza o quarta corsia con relative inchiodate da brivido. Se li incontrate e provate a seguirne l’esempio, potreste scoprire che se si fanno molti km assieme in questo modo qualche volta chi guida l’auto che esce prima dall’autostrada saluta. Come tra motociclisti o cavalieri.

Carlo

PS A chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe toglierei la patente per sempre. Se causa un incidente con feriti gravi o morti, ergastolo fine pena mai. Con buona pace dei Radicali e di quelli che difendono Caino a prescindere.

 

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