Coming out: non amo le banderuole, ma la colpa è mia

Twitter è stato per me uno strumento molto potente per conoscere le persone e le cose che accadono. Sono tendenzialmente una persona molto empatica e cerco sempre di creare un “legame” quando trovo una persona che mi sembra empatica e onesta intellettualmente. Sulla base di queste convinzioni, dopo molti mesi di interazione decisi di invitare alcuni personaggi di Twitter a pranzo, per una scommessa sul risultato delle elezioni del 2013. I commensali presenti, a causa di alcune defezioni, erano Carlo Alberto Carnevale Maffè, Carlo Stagnaro, Claudio Borghi, Elena Villa, Riccardo Puglisi, e Aldo Prinzi. Quel pranzo servì a farmi aprire un po’ gli occhi sulla differenza che alcune persone hanno quando operano su Twitter rispetto a quando le incontri di persona, ma solo nelle settimane e mesi successivi ho avuto modo, mio malgrado, di scoprire come su uno di loro, Riccardo Puglisi, io avessi preso un abbaglio clamoroso.

È vero che non interagisco più anche con Borghi e Maffè, ma nel primo caso è semplicemente una questione di idee proprio diverse su tutto, nel secondo la consapevolezza che io con le persone che non capisco mai quando parlano seriamente o quando vogliono fare provocazione intellettuale  – mia colpa – dopo un po’ mi incazzo e quindi meglio stia per conto mio.

Riccardo Puglisi, invece, è proprio il “caso umano” che mi ha fatto capire a quali abissi possa portare l’ambizione, passando da avere il numero di telefono e parlare della famiglia e del lavoro a “mollarmi di colpo” quando ho cominciato a chiedergli – in privato- cosa diavolo stesse facendo con i suoi cambiamenti di direzione politica

Puglisi nel 2012 si è intensamente accreditato alla corte del PD sperando di entrare in una lista elettorale ma non è stato preso in considerazione. A quel punto ha deciso che Renzi non era più il suo politico e ha cominciato a criticarlo su tutto quello che faceva, magnificando invece l’operato di Monti. Dopo poco si è scoperto che era stato messo in lista da Monti. Fortunatamente gli elettori pavesi, che certo lo conscono in quanto lavora anche nell’ateneo locale, non si sono fatti fregare dal suo cambio di casacca e lo hanno trombato.

A quel punto, Puglisi ha cominciato a fare critica qui e una là all’operato del partito che lo aveva candidato, alla scelta dei responsabili della politica economica e un continuo, incessante, maniacale attacco costante a Renzi, su tutto e per tutto (detto da me che ho trollato il PD fino alla nausea…).

Appena entrata sulla scena l’ipotesi di un partito di Passera, all’elogio di qualsiasi cosa Passera avesse detto e fatto nella sua carriera. Evidentemente aveva finalmente visto la luce e capito quale fosse la sua casa politica. Sì, avete capito bene: da Renzi a Passera.

Di lì a poco, ecco l’ingresso nella direzione nazionale e la nomina (peraltro non visibile sul sito del partito, ma vogliamo fidarci dell’autoproclamazione di Puglisi su Twitter) a responsabile economico del partito.

È vero, sono un intransigente e non tollero fin da bambino chi cambia casacca, ma di solito mi limito ad etichettarli come dei giuda e tiro dritto. Invece di Puglisi avevo stima, avevo creduto che fosse una persona onesta intellettualmente e che dicesse quello che pensava, non quello che serviva ad avere un risultto.

Ma solo vedendo gli spostamenti di Puglisi, la cui unica competenza sociale che ho potuto verificare è quella di essere in grado di fare flame di gran successo su Twitter (è quasi meglio di Adinolfi, il che è tutto dire) ho cominciato a immaginare dove una persona – legalmente per bene, ergo senza condanne e che usa un linguaggio forbito e non volgare – può arrivare spinto dalla propria ambizione.

Chiunque conosca un minimo di psicologia sa che non sono arrabbiato con Puglisi, del quale penso tutto il peggio possibile come essere umano e come politico (disprezzo molto più lui di Gasparri o Borghezio, tanto per capirci) e mi appare in TL solo per “colpa” di altri, ma con me stesso per avere dato fiducia ad una persona che in realtà non lo meritava. Ho sbagliato io, e non è corretto che me la prenda con chi è semplicemente sè stesso, quindi d’ora in poi eviterò qualsiasi interazione, menzione o altro che lo riguardi.

 

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