E’ finita la festa

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A pochi giorni dal mio compleanno ho deciso che farmi il regalo di andare finalmente a vivere a Bologna, dopo averlo sognato come tutti i miei amici sin da quando eravamo rgazzini (quanto invidiavamo @simmonari che ci abita da anni) non è abbastanza. La cosa della quale ho più bisogno è il tempo per fare cose che mi interessano e lo posso trovare solo smettendo di fare altre cose, che non devono interessarmi più perché non servono alla mia vita nonostante io lo abbia pensato per molti anni. Anzi, probabilmente  prima mi sono servite, adesso non più.

Ho passato tante ore online a discutere, troppe da qualsiasi punto di vista soprattutto se paragonate a quante ne ho passate a fare altro. Per me stare a dialogare vuol dire rispettare la persona che ti concede la sua attenzione, e per me il rispetto è la prima cosa, solo che è ora che io rispetti di più me stesso.

Ho discusso in tanti modi, a volte avendo torto ma sempre, anche quando la tesi che sostenevo era incontrovertibile, cercando di capire se e come potevo essermi lasciato sfuggire qualcosa. Non sopporto gli approssimativi e i faciloni, quelli che aprono la bocca per dare aria ai denti, e tantomeno quelli che parlano di cose che non conoscono.Vero, l’ho fatto anche io per molto tempo, ma ho smesso verso i 25 anni).

Oggi però si è ripresentata la classica situazione nella quale io dico “lasciatemi stare, ho già detto tutto sull’argomento” e qualcuno, del quale  ho stima (e l’ho persa), insiste e lancia accuse un po’ di sbieco per provocarmi sui miei punti deboli. Probabilmente la sua pubblicazione online è più importante di una persona che gli dice “per piacere no”. Forse fa anche bene a mettere i suoi interessi davanti a tutto, ma io che pure ho goduto della notorietà che scriverci (gratuitamente) può avermi dato, non sono fatto così e non accetto questo modo di comportarsi. E gli ho detto, privatamente, quello che penso invitandolo a dimenticarsi di me.

E allora, per correttezza e per uniformità, da stasera basta dare attenzione a chi non la merita o perché fa il paraculo (traduzione italiana del più chic paracool di @romperis) o perché predica bene e razzola male, anzi spesso malissimo.

Basta con l’amministratore delegato di una grande azienda di formazione che fa il fenomeno su witter apostrofando chi non la pensa come lui e blaterando della “rinascita italiana” mentre i suoi dipendenti usano materiale riservato e confidenziale di una multinazionale  italiana per fare corsi di formazione ad un’altra multinazionale italiana (ho le prove, non provocatemi).

 

Basta con l’avvocato che tuitta sempre con allusioni di sesso e che mi insulta e mi dà del sociopatico e del mezzo uomo perché preferisco Audrey Hepurn e le ballerine a certe biondone italiche e poi cancella i tuit perché si rende conto che è querelabile: io forse sono sociopatico, tu sei solo un povero vigliacco.

Basta con gli economisti/professori al quale dell’insegnamento non frega nulla e usano l’economia solo come strumento per entrare in politica e quando non ci riescono si incattiviscono a tal punto da dimenticare che quando sparano a zero sui dipendenti pubblici loro, e qualche loro parente, lo sono. No, non parlo solo del pavese anche se lui è il più vocale, pervicace, cambiafaccia che io abbia mai incontrato.

Basta con quelle persone senza spina dorsale che si nascondono dietro alle gonne del presidente del consiglio, al quale hanno pagato saporitamente cene di finanziamento e che ora ne raccolgono i frutti ricevendo lavoro nella/dalla pubblica amministrazione o da aziende amiche del premier e con quello rimettono in piedi aziende decotte che fanno solo il male dei loro clienti ma tanto l’importante è guadagnare.

Basta con la comunicatrice del PD che si fa assumere fintamente come assistente di una parlamentare europea perché è l’unico modo di essere pagata mentre lavora per un politico milanese. La stessa comunicatrice che racconta falsità sul suo ex titolare, che dichiara di essere stata picchiata e insultata da suo compagno, noto per le sue foto su Instagram e le sue critiche cinematografiche.

Basta con i finti esperti di argomenti molto tecnici che hanno su LinkedIn profili da scienziato e poi sbagliano l’ABC di cose matematiche o relative all’economia reale perché non hanno mai fatto l’imprenditore e vivono del “chi non sa insegna o fa il consulente”. Capito Chief Risk Officer di azienda con 4 dipendenti?

Potrei continuare per ore, ma ora so che queste persone non valgono il tempo che serve per parlare di lor, e nemmeno quello di te che hai avuto la cortesia di leggere fino a qui.

“So quello che so e dico quello che dico” (R. Bach).

So di potere imparare da tutti ma di volerlo fare solo dalle persone che si pongono con onestà e nessun secondo fine: non mi ha mai spaventato chi mi dice le cose in faccia per quanto sgradevoli siano quindi non esitate a farlo se vi sembra il caso e vi assicuro che ve be sarò grato. Sbaglierò, succederà più spesso di quanto io vorrei, e apprezzerò chi me lo farà notare.

Da oggi in poi però, se qualcuno interagirà solo per spirito di polemica o per avere visibilità di qualsiasi tipo non risponderò più, e il “ma se non rispondi vuol dire che non hai niente da rispondere” non funzionerà più come molla.

Ho già smesso di farlo nelle interazioni di persona, ora comincerò anche online. Non ho più tempo per chi ha tempo da perdere, ci sono tante cose belle da fare, libri da leggere, persone piacevoli da conoscere e ascoltare nella nuova fase della mia vita che comincerò tra qualche giorno e non intendo permettermi di dare udienza a chi cerca di sfruttare la mia permalosità o la mia paura di dare fastidio/essere sgradito. E’ finita la festa, dovete trovare qualcun altro da provocare, ma dovete trovarlo tonto quanto sono stato io, e non sarà facile.

(grazie @Mafalda_R31 per l’immagine in testa al post)

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