Le ipocrisie occidentali sui “diritti umani”

Saranno gli anni che passano, saranno le immagini dei vari disastri naturali e di quelli scatenati dall’uomo ma il mio livello di sopportazione dell’ipocrisia è ormai a zero e quando poi si parla di diritti umani è già in negativo. No, non parlerò di immigrati e di barche perché lo fanno tutti e odio le mode.

Altrove ho scritto quello che penso del valore improprio che si dà alla tecnologia nello sviluppo della civiltà moderna, ma questo è frutto di una ipocrisia più profonda, della quale discettavo tempo fa su Twitter con Marco Perduca, l’ex-senatore e appassionato difensore dei diritti umani con il quale però abbiamo anche opinioni divergenti. Oggi compie gli anni e questo post è il mio regalo per lui per ringraziarlo della sua passione e cercare di spiegargli perché a volte siamo in disaccordo.

I diritti umani sono in pericolo in tutto il mondo, anche nelle nazioni più civilizzate, dove gli abusi si nascondono nelle pieghe della società e non sono esposti in piazza sui patiboli o simili. Ci sono belle infografiche che descrivono come la situazione in Italia non sia buona e non tengono nemmeno conto della situazione dei raccoglitori di pomodori e arance che sfuggono ad ogni analisi perché nessuno ha ancora avuto modo di fare sentire la propria voce in modo serio. Come mai? Perché gli interessi economici in gioco sono troppo forti.

La situazione dei neri negli Stati Uniti è ora sotto i riflettori per le numerose morti ad opera della polizia ma per gli osservatori meno distratti gli USA non sono mai stati veramente un paese accogliente per i neri al di fuori delle grandi città, che però non sono “gli Stati Uniti”. In questo caso non si tratta principalmente di economia ma di razzismo, caratteristica squisitamente Europea e che sta alla base di tutte le relazioni con il resto del mondo.

C’è modo di far progredire i diritti umani? Certo. Per prima cosa si deve concordare che “influenzare” gli altri paesi per godere delle loro risorse naturali è la più grave azione che si possa commettere contro i diritti umani e quindi ammettere che in cima alla lista dei paesi che non rispettano i diritti umani ci sono molti paesi Europei e gli Stati Uniti: tutto il resto poi viene di conseguenza.

Con buona pace dei pochi economisti onesti intellettualmente, il destino dei diritti umani è, come quasi tutto ormai, schiavo del denaro: fino a che il primo interesse di ogni nazione sarà il proprio arricchimento economico, i diritti umani resteranno un’utopia.

Se l’occidente non avesse bisogno del gas del Qatar, del petrolio e della mano d’opera schiavizzata del Bahrain, se non si comperasse il petrolio Nigeriano, non si usasse l’uranio a basso prezzo del Niger, il petrolio Venezuelano, l’oppio dell’Afghanistan e le ragazze dell’Est e dell’Africa per la prostituzione (che ora entrano nel PIL con buona pace dei diritti umani), la velocità di miglioramento dei diritti umani sarebbe esponenziale.

E la Cina? Beh, è il principale fornitore mondiale di manodopera a basso costo, il più grande mercato per la vendita dei prodotti occidentali e ha un solido governo centrale che impedisce l’espatrio facile impedendo che l’occidente sia invaso da milioni di cinesi istruiti e che non hanno paura di lavorare 20 ore al giorno. Chi mai tra coloro che ricercano il profitto si sognerebbe di darle fastidio?

E i paesi che non hanno risorse, vedi Siria o Corea del Nord, hanno una importanza strategica per il loro posizionamento geografico e sono ottimi acquirenti di armi, prodotto che non passa mai di moda e che costituisce lo zoccolo duro dell’economia di tanti paesi, compreso il nostro.

Per ribaltare la disequazione che dice, da troppi secoli, che il denaro è più importante dell’uomo serve impegno e sacrificio, di tutti noi.

Smettere di pensare soprattutto al denaro, che non è altro che uno strumento, e convincersi che l’essere umano è più importante. Io l’ho fatto e ne sono contento, ma so anche che non è facile perché comunque il denaro serve e metterlo in secondo piano obbliga a rinunce che altre persone spesso non capiscono. Ma non tornerei mai indietro, troppa è la soddisfazione quando vedo che la soddisfazione che coglie chi capisce il messaggio e cambia il proprio modo di affrontare la vita.

Non è detto che questa folle idea abbia successo e non basterà certo una generazione, ma se non cominciamo avremo anche questo peso, oltre a tanti altri, sulla coscienza di quello che lasciamo alle generazioni future.
Se voi lo volete, fate pure: io no.

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