A sorpresa

31Avete mai passeggiato sotto i portici di Bologna d’inverno? Se lo avete fatto sapete che è un’ambientazione da film: i portici sono molto alti, la nebbia ci si infila dentro e si cammina dentro una nuvola resa gialla dall’illuminazione pubblica. Era la classica passeggiata di noi ragazzi degli anni ’80, tutti in gruppo a parlare di musica e di politica e poi, quando il desiderio di passare un po’ di tempo con la persona che ci faceva battere forte il cuore vinceva la timidezza, “facciamo un giro in centro” era la scusa perfetta per non destare sospetti, o così pensavamo.

I genitori sapevano bene che in quella nebbia ci si poteva nascondere, e non solo negli androni dei portoni aperti, ma confidavano nella timidezza che era un tratto comune dei giovani di quegli anni…o almeno di quelli che conoscevo io. Eravamo naif: le copertine dei dischi di Fausto Papetti erano sogni proibiti, sfiorarsi le mani era già un’emozione da rivivere per giorni e giorni e baciarsi…”ma non scherzare!”

Se non c’eravate, non potete capire: ho vissuto tante città e solo Bologna aveva questo connubio di ambiente, gioventù e semplicità mentre a Milano in centro c’erano per esempio c’erano manifestazioni, paninari e discoteche.

Se vi interessa immaginare come fosse quella generazione e perché Bologna sia sempre stata una città speciale per i giovani potete ascoltare una canzone dei Nomadi che parla di noi che la frequentavamo e della città che ci abbracciava.

Non ascoltavo questa canzone da almeno 25 anni. Oggi l’ho trovata a sorpresa e ho cominciato ad ascoltarla a ripetizione. Sono stato trasportato nel mondo dei miei sedici anni, un mondo complesso da tanti punti di vista ma molto semplice per quanto riguardava i rapporti umani: essere timidi era normale (e invidiavamo colore che non lo erano perché sembravano avere tutte le ragazze), c’erano gli orari per rientrare a casa e incrociare uno sguardo era una conquista. Non c’erano gli smartphone, non c’erano i messaggi istantanei e tra un incontro ed un altro al massimo c’era una voce da ascoltare e un viso da ricordare. Se vi sembra un commento malinconico forse lo è, ma stasera è una sera bolognese ruffiana e va bene così.

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