La persona “giusta”

Ieri pomeriggio ho avuto un interessante scambio su Twitter con 2 donne a proposito del concetto della “persona giusta”. La loro teoria è che per potere definire una persona quella “giusta” condizione indispensabile sia che ci sia una relazione in essere, in mancanza di essa (perché non ancora nata o perché finita) tale definizione non si applica.

Immagino che siano molte le persone che si riconoscono in questa visione e credo che questo sia molto collegato alla attuale situazione imperante nella nostra civiltà secondo la quale l’importante è possedere qualcosa di misurabile, tangibile, rispetto all’avere un’idea, un ideale al quale si tende senza sapere se lo si potrà raggiungere ma sapendo dentro di noi che è davvero la cosa più importante, quella che definisce il nostro essere.

Curiosamente questa discussione ha avuto luogo poco dopo che avevo postato, sempre su Twitter, un pensiero di Erich Fromm che già 37 anni fa ci aveva messo in guardia su questo tema. A quanto pare, inutilmente.

Nel mio piccolo mi ribello all’idea che tutto sia misurato sull’avere e quindi rivendico il diritto di dire che la donna giusta È tale anche se io non la “HO” (termine orrendo per descrivere una relazione affettiva ma, fateci caso, usato molto spesso “ho una moglie, ho un marito, ho un compagno/a”).

 

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