Cominciano alle elementari

Qualche giorno fa ho scritto un articolo su una rivista professionale nel quale parlavo di disoccupazione giovanile e invitavo i giovani a essere più selettivi ma contemporaneamente a “buttarsi” nel mondo del lavoro con entusiasmo.

Ieri ho fatto il primo colloquio, per un posto che sarà inizialmente a tempo determinato, ad una ventottenne italiana.
Laureata all’estero, eloquio deciso e preciso, risata cristallina, mi ha trasmesso semplicità e concretezza come la terra dalla quale proviene, voglia di imparare e di fare.

È stato un colloquio molto piacevole, come tanti altri nei miei ormai 25 anni di carriera, eppure questa giovane italiana piena di vita mi ha detto due cose che mi hanno impedito di dormire la scorsa notte.

Le sue parole mi hanno fatto sentire addosso tutta la vergogna di appartenere ad un genere, quello maschile, e ad una generazione, che ha avuto possibilità che le giovani donne, che sono l’unico vero futuro di un paese, non pensano di potere avere.
Potrei scrivere molte frasi feroci nei confronti della politica e della scuola a commento ma credo che certe parole colpiscano di più lasciandole da sole.

Cominciano alle elementari a trasmetterti l’idea che in quanto donna il tuo posto non è nel mondo del lavoro

Non ho mai avuto uno stipendio

2 pensieri su “Cominciano alle elementari

  1. Imbarazzante.
    A dir poco.
    E tristemente vero.
    E, ahimè, non saranno due o tre imprenditori saggi e illuminati che potranno tirare sù le sorti di un sistema fallocentrico profondamente e cronicamente zoppo.
    Il punto è… che soluzione può esserci? A lungo termine, intendo.

  2. La prima frase è tanto forte, potente e dolorosa, quanto prepotentemente vera. Lo posso notare anche dove lavoro: persone considerate incapaci perché donne, non per le proprie qualità o per i propri meriti. Persone ancora convinte che “sia giusto così”, che a me sembrano alieni catapultati qui dai primi del novecento.

    Potrò sembrare disfattista, ma leggi, norme, quote rosa, non serviranno a cambiare. Per quanto possano essere utili, lo saranno solo in misura inferiore di quanto si vorrebbe.

    L’altro giorno ascoltavo un signore, padre di due bimbi, un maschio e una femmina. Un suo amico lo prendeva in giro sul fatto che, crescendo, presto usciranno da soli, troveranno un fidanzatino o una fidanzatina. Lui, scrollando le spalle, risponde che per il maschio non si preoccupa, anzi che sarà orgoglioso se sarà un dongiovanni (uso un eufemismo). Ma la femmina no, i ragazzi che frequenterà devono piacere a me è comunque non prima dei 16-18 anni. “Agli appuntamenti la manderò col fratello, così la cura”.
    Considerate come incapaci di vivere, quasi.

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