Le opinioni vanno rispettate ma chiamate con il loro nome

L’amico @ricpuglisi (spero che lo resterà dopo questo post) dopo un forte “battage pubblicitario” per creare la giusta attesa tra i suoi followers, tra i quali mi compiaccio di essere perchè leggo sempre le cose interessanti che lui scrive (musica a parte) ha finalmente pubblicato il suo articolo sulla rottamazione dei Sessantottini.

Ho letto il pezzo con attenzione perchè nella versione per smartphone il descrittore è ANALISI e dopo averlo riletto due volte ho espresso il mio giudizio a Puglisi dicendogli che non è un’analisi ma un’editoriale ideologico. Lui si è, spero amichevolmente, risentito ed io mi sono ripromesso di spiegarmi senza le limitazioni di Twitter.

Le ragioni della mia obiezione sono metodologiche e fattuali. Fermo restando il fatto che molte delle affermazioni di Puglisi sulla “occupazione dei posti che contano” (e quindi anche il titolo del pezzo) mi trovano d’accordo, lui le supporta con dati che sono, a mio parere, interpretati in modo inesatto. Questo trasforma un’analisi in un’opinione e spero qui di spiegarne compiutamente le ragioni.

Come giusto fare dopo una lunga attesa, con la prima frase dell’articolo Puglisi spara subito tutto l’arsenale “I dati mostrano che la generazione del ’68 ha avuto più di tutte le altre senza lasciare nulla” e lo rinforza con una bella foto d’archivio pensata con acume per fare “vedere blu” tutti coloro che non hanno simpatie a sinistra.

Potremmo partire da qui, dal fatto che la foto è del 1972 , non si trova cercando 1968 su Google in alcun modo ma cercando proprio “Lotta continua” . La foto è quindi pensata per illustrare un fenomeno MOLTO diverso dal 1968, ma conoscendo l’onestà di Riccardo credo sia solo un piccolo strappo al suo abituale rigore per mettere un po’ di pepe nel pezzo.
Qui però i miei sensi si mettono all’erta: perchè usare l’emotività se si tratta di una ANALISI? Si cerca supporto con l’emotività solo quando i dati sono pochi o interpretabili in più modi e quindi si devono “ancoràre” i lettori con colpi ad effetto perchè l’accusa che viene mossa è grave.

Ora lui è un noto professore ed economista quindi sa che deve mettere un grafico per essere sicuro di avere gettato tutte le fondamenta e consolidare il sentimento che aveva fatto nascere con la foto. Ecco quindi un bel grafico di un rapporto molto voluminoso di Bankitalia.

Un grafico dice molto, soprattutto se: lo si legge completamente, lo si paragona allo stesso grafico di un rapporto precedente (lo trovate a pagina 17) e si leggono le informazioni relative. Sorvolando sul come mai nel 2008 i dati storici di Bankitalia partivano dal 1993 e nel 2010 dal 1991 (hanno scoperto nuovi dati) la visione del grafico 2008 qualche sospetto lo deve far nascere (un sessantottino di 11 anni è troppo anche per Mario Capanna). MI sono quindi chiesto, ci sono altri dati sull’argomento? Certo, questi per esempio, che spostano l’origine degli assi al 1989.

Tutti i grafici, con le incomprensibili traslazioni dell’orgine, ripetono comunque la stessa cosa: le persone tra i 55 e i 64 hanno sempre avuto più reddito disponibile di tutte le altre fasce (ricordiamo che siamo nell’ambito statistico), e la forbice aumenta da sempre.

Ma in definitiva, quindi, il grafico dimostra che i sessantottini sono coloro che avevano il maggiore reddito equivalente nel 2010?
Si, ma è una visione parziale perchè chi occupa i posti che contano non è arrivato sulla scena nel 2010 e neanche nel 2008.

Quello che manca perchè l’analisi si possa dire tale è la lettura completa del grafico, che inquadra in modo chirurgico qualcosa che i family bankers sanno da sempre (a proposito di validare le teorie con la vita reale): la distribuzione di reddito per fascia d’età è, in generale, la stessa da sempre. La fascia d’età 55-64 (per esperienza, capacità, normali aumenti retributivi, eredità dei parenti che, ahimè, vengono a mancare molto più che nelle fasce più giovani) ha sempre avuto la meglio.
Negli ultimi anni questa migliore performance è ulterioremente cresciuta, senza dubbio, ma per trovarne le ragioni serve un’analisi molto profonda: dire che lo è perchè le persone in questione sono dei Sessantottini, date le premesse, è solo una rispettabilissima opinione, non il risultato di un’analisi.

Infatti, mentre nel 2010 la fascia over-performante comprende i Sessantottini, nel 1993, quando la forbice tra 55-64 e 35-44 si amplia, i sessantottini fanno parte della fascia “in crisi”. Si sono svegliati solo dal 2000 in poi? Tesi deboluccia a mio avviso, non guardo più la TV ma le persone che Puglisi cita erano già in voga più di 10 anni fa.

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