Esercito e Democrazia

Quando l’esercito viene utilizzato per qualsivoglia ragione tranne le calamità naturali, la prima reazione di tutti i cittadini di ogni paese che si definisce democratico è “Sarà davvero necessario? Perchè imporre qualcosa con la nostra forza? E la democrazia? L’autodeterminazione dei popoli?”
La sponda di salvezza di molti è “Beh, se lo ha deciso il governo ci sarà un buon motivo, non siamo un paese belligerante e sicuramente ci sono ragioni di opportunità”.
Da quel momento in poi l’utilizzo dell’esercito entra nelle cose di ogni giorno per tutti ad esclusione dei pacifisti di professione, quelli che vorrebbero che il proprio paese fosse il primo a non spendere più soldi per spese militari immaginando un mondo alla John Lennon.

La cosa inconfessabile è che l’unico pensiero di fondo che rende “logico” questo ragionamento è: l’esercito è creato per essere una macchina per distruggere quindi composto da persone violente ed inaffidabili che farebbero di tutto per scatenare morte e distruzione per divertimento e deve essere tenuto sotto controllo come una feroce cane da guardia da personale civile eletto democraticamente.

Il classico esempio di questo ragionamento sta nel bellissimo “A Few Good Man”:

Ci sono verità che il popolo non deve conoscere perchè sarebbero troppo dure da digerire. I “segreti di Stato”, odiosi per chiunque ne sia stato coinvolto e intellettualmente per ogni persona che ama la libertà e la democrazia, sono pensati per questo (che poi vengano abusati e tenuti in vita per troppi anni, vedi Ustica, è un problema comune a tutte le nazioni democratiche ma non lo rende meno odioso).

Quindi l’esercito è veramente costruito selezionando persone pronte a tutto, certo.
Ma alla maggior parte dei civili sfugge sempre il motivo per il quale sono pronti a qualsiasi sacrificio e qualsiasi azione, che non è l’acquisizione del potere ma la difesa della Patria (si, con la P maiuscola) e del Popolo (già, anche quello con la P maiuscola). E anche un film di denuncia delle storture alle quali certi comportamenti possono condurre non manca di ricordare il mantra di ogni soldato:

L’esercito nella sua accezione originale è una organizzazione che mette la difesa della Patria e del Popolo sopra quasiasi altro valore e le persone che vengono chiamate a farne parte sono scelte con questi criteri, da sempre.

Pensare che stiamo fermi a guardare mentre un leader democraticamente eletto crea le condizioni per una guerra civile è spesso un modo per non dare le giuste responsabilità ai leader delle forze armate di Italia e Germania che hanno permesso all’inizio del secolo scorso che leaders democraticamente eletti creassero le condizioni per l’ecatombe nella quale il mondo precipitò.

Io assegno a loro quelle responsabilità e ringrazio l’esercito egiziano per avere preso la decisione, per l’ennesima volta (come ha fatto quello Turco in altre circostanze) di anteporre il bene e le vite del proprio popolo a qualsiasi filosofica considerazione sulla democrazia elettiva.

PS: non ho mai votato a destra tranne Crosetto alle ultime elezioni per stima della persona e sono anche favorevole all’acquisto degli F35.

3 pensieri su “Esercito e Democrazia

  1. salve ho notato su twitter la sua posizione favorevole sugli F35 (da poco sono suo follower) e infatti ho avuto la conferma anche in questo suo post. Sarei davvero curioso di capire il motivo di questa sua posizione perchè io ancora non ho un’idea a riguardo. Anche perchè ho sempre trovato poco convincente la protesta “fanno aerei da guerra quando potrebbero fare ospedali e scuole”. Nel senso che mi sembra fin troppo assurdo che si possa fare un ipotetica idiozia del genere alla luce del sole. Quindi voglio sperare che ci siano motivi seri, anche se opinabili, per l’acquisto di questi fantomatici aerei (che tra l’altro da molti sono ritenuti non all’altezza). Capisco che le potrebbe sembrare strano tutto ciò ma la mia curiosità è talmente forte che ho voluto cogliere al volo quest’occasione. Spero perciò che lei possa quando possibile dedicarmi qualche minuto a riguardo. Grazie mille e scusi per il disturbo.

    • Nessun disturbo, anzi, grazie per l’interessamento.
      Sono contro la guerra ma so bene che per evitarla non si devono smettere di costruire apparecchi o armi ma cambiare i parametri di sviluppo dei paesi ricchi. Credo anche che, per fare un esempio attuale, il colonialismo di AREVA in Africa sarà dannoso per quel paese per generazioni mentre il peggiore uso che si possa mai fare dell’intera flotta di F35 che saranno costruiti sarà di sostituire altri apparecchi che portano morte comunque se usati per quello ma non altrettanto efficaci per proteggere la nazione che li possiede da attacchi di altri. E lo dicono i tecnici, non io che sono un semplice amatore.
      Per quanto sgradevole a dirsi, purtroppo l’industria bellica è da sempre un traino per investimenti e ricerca che si traducono in posti di lavoro e aumento del benessere per le nazioni dove vengono portati avanti, e sarà così anche in questo caso. Dal punto di vista tecnico il programma F35 è talmente innovativo da fare impallidire tutto quanto costruito finora ad eccezione del Typhoon e come tale ovviamente pieno di errori, ritardi e modifiche. (Come accadde con F16 e A400M come giustamente ricordato su Twitter da @Confucio_ e @FMarradi).

      • ok credo di aver capito il suo ragionamento. In effetti in uno stato normale e in un mondo come il nostro, far andare avanti l industria bellica ha i suoi vantaggi. Tutto ciò però viene in parte a cadere quando ci si trova in un paese come l’Italia pieno di problemi. Insomma, il discorso delle priorità che poneva anche il prof. Boschi. Importante quindi da parte della politica sarebbe ridurre al minimo indispensabile gli investimenti in quel senso. Tra l’altro sarebbe interessante sapere quanto investono gli altri paesi europei per poter fare un confronto e capire se la cifra che noi investiamo nell industria bellica è almeno nella media. Comunque grazie per la sua disponibilità

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