Diritti e patti

Il 9 Marzo Carlo Alberto Carnevale Maffè, uomo del quale ho una profonda stima per la sottigliezza intellettuale e il suo essere sempre disponibile a studiare, capire e ascoltare scrive su Twitter “I diritti delle donne non sono evento da celebrare ma patto da rispettare ogni giorno, nell’interesse di tutti” in risposta ad un mio Friday Follow nel quale elogiavo lui e Chiara Bramini per il loro impegno a favore delle donne (no, Chiara non ha risposto).

L’istinto di rispondere subito via tweet era forte ma ho preferito riflettere per capire cosa di quella frase mi provocasse una reazione rabbiosa…e avere trovato la risposta nella notte prima nel giorno della festa del papà mi sembra appropriato.

L’idea che ancora oggi, nel 2013, si debba parlare in una civiltà suppostamente sviluppata come quella occidentale di “diritti” delle donne o, peggio ancora di “patti”, mi sconvolge. Le donne sono uguali agli uomini, e tutti gli esseri umani sono uguali gli uni agli altri a prescindere dal colore della pelle, degli occhi, dei capelli, delle convinzioni religiose, sessuali, politiche.

Abbiamo tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri e alle “persone” degne di tale appellativo non dovrebbe servire un patto per comportarsi di conseguenza.

Ho avuto dialoghi interessanti con chi pensa che in fondo se c’è la crisi meglio che lavori il marito che la donna può stare a casa a curare la famiglia (@borsapretporter) e con chi non tollera l’idea delle quote rosa (@vitalbaa). Entrambe donne.
E ho anche saputo di donne che offrono a neolaureate meno di 300€ al mese per un co.co.pro. da 8 ore al giorno

E gli uomini? I papà di quelle figlie che spesso adorano? Non ne ho ancora trovato uno negli ultimi 10 anni che dica che le donne vanno pagate meno o che non devono avere dei patti a proteggerne il giusto compenso/accesso al lavoro. E molti ormai citano le decine di ricerche che provano che le donne in azienda e nel CdA sono un grosso beneficio anche per i risultati finanziari.
Però in 23 anni di carriera non ho MAI avuto il piacere di avere un capo donna….e quelli con i quali ho lavorato per una ragione o per l’altra hanno sempre avuto un rateo di assunzioni tipo 90/10 in favore degli uomini.

Io tengo costantemente il conto (laurea in metodi e modelli matematici…che ci volete fare): ad oggi in tema di assunzioni sono a 45/55 (e molte posizioni erano tecniche ed ingegneristiche) e nella scelta di collaboratori temporanei o consulenti sono ad un tondo 30/70.
Ah, già…tutti questi dati si riferiscono ad aziende al 95% straniere o nelle quali ero/sono socio e quindi dove non c’era un manager italiano maschio sopra di me a prendere l’ultima decisione.

Non servono i patti per mettere in pratica il fatto che abbiamo tutti gli stessi diritti, serve una mente veramente libertà dai pregiudizi.

Fino a che la maggior parte delle persone sarà preda di pregiudizi, a volte inconsapevolmente ma più spesso inconfessabilmente, io sono a favore delle quote rosa pur risconoscendo che sono una stortura.

Buona festa del papà a tutti ma un po’ di più a quelli che davvero rispettano sempre e comunque tutti i diritti delle donne.

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