A piedi nudi

Alcune settimane orsono il ciclo annuale dello Yang, cominciato il primo giorno di primavera, si è concluso per l’emisfero nord ed è cominciato quello dell’emisfero sud, in perfetta alternanza ed armonia.

Inizio e fine sono i termini classici per definire i limiti di qualsiasi ciclo, ma nel caso di quello vitale a me piacciono di più quelli che usa il mio sifu (maestro) ed amico Alessio: espansione e contrazione. Con queste definizioni si toglie quasi del tutto la drammaticità che la parola “fine” porta con se in molte culture rendendo spesso doloroso oltre il ragionevole quello che è in realtà un processo comune a tutta la natura intorno a noi (giorno/notte, pioggia/sole, fiori/frutti).

Quando permettiamo al nostro se di espandersi e di entrare in contatto con il nostro prossimo il cuore e la mente arrivano in posti che non sapevamo neanche esistessero; per avere le maggiori probabilità che succeda dobbiamo volerlo e fare il primo passo, la parte più difficile, allungando la mano non solo virtualmente ma proprio nella realtà. Quante volte mi sono fermato per paura che l’altra persona non la volesse stringere o che non fosse quello che sembrava… in questo modo il risultato era sempre certo: l’espansione non cominciava e io avevo perso un’occasione che non è tornata. Certo, ci sono state altre mani, ma non è mai stata la stessa cosa perché “non si può entrare due volte nello stesso fiume” (Eraclito).

Quest’anno ho allungato la mano, nel momento e nella situazione più inverosimile che io potessi immaginare, la mia mano è stata presa e l’espansione è cominciata.

Il viaggio che ne è seguito ha toccato gli aspetti della mia vita che erano pronti ad espandersi dopo la contrazione di notevole durata alla quale erano stati sottoposti: consapevolezza di me stesso e degli altri.

Ho scoperto che esiste l’amore “a prescindere” e non solo quello che “mi sono meritato” e che stare a piedi nudi è il modo più semplice (per me) di sentirmi vivo e parte del mondo.

Dato che il mio percorso di conoscenza è ancora agli inizi non mi sono accorto di quando l’espansione ha rallentato e cominciava la contrazione: chi mi era vicino mi ha per mia fortuna amato abbastanza da non privarmi della possibilità di vivere completamente il ciclo ed avere quindi il modo di apprendere tutto quello che ero pronto ad apprendere. Quando la contrazione mi ha letteralmente tolto il fiato e ho docvuto prendere le medicine non capivo cosa ci fosse di istruttivo ed ho dovuto aspettare alcune settimane perché succedesse e per riuscire a scriverlo: il dolore durante la contrazione è inversamente proporzionale alla gioia durante l’espansione, ma nessuno potrò mai portarmi via le cose che ho sperimentato e soprattutto quelle che ho imparato quindi un grande dolore è la cosa migliore che possiamo desiderare perché vuole dire che la gioia e l’apprendimento sono stati grandi.

Grazie gatta, fino al prossimo ciclo: io ci sarò.

Il miracolo non è camminare sull’acqua, o nell’aria, ma camminare su questa terra (Thich Naht Hanh)

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